Sacaim, la società che si è aggiudicata l’appalto per la realizzazione delle paratie di Como, ha inviato a Palazzo Cernezzi una nuova tranche di riserve, ovvero la richiesta di pagamento di quegli oneri e costi non concordati nel contratto. Un conto che rischia di essere salatissimo per le casse del Comune: 11 milioni di euro. Il sindaco Mario Lucini ieri pomeriggio ha confermato il dato a La Provincia, poi - in serata - ha informato i consiglieri comunali in aula. Questa nuova richiesta della Sacaim rischia di andare a sommarsi ai 31 milioni di euro di costi preventivati per la conclusione del progetto.
«Il progetto lungolago è stato fin dalla sua prima stesura frutto di una visione distorta della gestione del bacino del Lario — commentano amaramente gli esponenti di Paco-Sel, che hanno espresso il loro sostegno a Mario Lucini – molti soldi sono stati spesi e altri dovranno essere destinati al completamento dei lavori, e certamente non sono imputabili presunti sprechi al medico che, pazientemente, cerca di guarire una gravissima ferita inferta al cuore della città».
Già un paio di anni fa, dopo che i lavori si interruppero una prima volta per abbattere il famigerato muro pensato per difendere la città dalle piene impedendo però a residenti e turisti di ammirare il lago, il colosso delle costruzioni membro del Consorzio per il Mose, avanzò pretese per 14 milioni di euro, poi ridotte in sede di arbitrato a poco meno di un quinto. Le riserve questa volta comprendono i periodi di fermo cantiere e le numerose modifiche subite negli ultimi quattro anni dal progetto. Da quando cioè ci si è accorti che non solo le chiuse previste dalla legge Valtellina erano antiestetiche, ma addirittura che potevano essere controproducenti per il centro storico. Per colpa del peso delle paratie stagne e delle grandi vasche ermetiche costruite sotto il livello della passeggiata rischiavano infatti di sprofondare i palazzi e gli hotel di lusso del lungolago.
Rischia di farsi ancor più salato il conto per la sistemazione del lungolago di Como, dopo che l’azienda incaricata dei lavori, la veneziana Sacaim, ha presentato nuove riserve per oltre 11 milioni di euro. Una brutta tegola piovuta in questi giorni sulla testa del sindaco, Mario Lucini, che avrebbe gradito festeggiare il giro di boa del suo mandato almeno con la ripresa dei lavori. Invece i comaschi dovranno pazientare, se tutto andrà bene, fino al prossimo autunno, nell’attesa che azienda e Comune riescano a trovare un accordo. «È prassi quando si affrontato progetti così complessi che le aziende approfittino dei passaggi formali per avanzare le loro richieste – chiarisce il primo cittadino – ciò non significa che debbano essere accettati in toto. I nostri uffici vaglieranno il documento che Sacaim ha prodotto e faremo le nostre controdeduzioni».
«Un po’ come alzare il bordo di un catino – avevano spiegato i geologi che avevano investigato sul fenomeno della subsidenza del centro storico – l’acqua del lago non entra ma non può neppure defluire quella della convalle. Così il terreno della Città Murata diventa instabile e i palazzi vecchi di secoli sprofondano». Un tema che indigna i comaschi e infiamma lo scontro politico, mentre il centrodestra artefice delle paratie e oggi all’opposizione incalza il sindaco per chiedergli di non stravolgere il progetto.
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